Trattamenti e Sessioni Individuali
approfondimenti su Psicomotricità


Sessioni individuali di Psicomotricità

Percorsi individuali di psicomotricità relazionale, per la costruzione dell’identità e per la crescita emotiva e cognitiva del bambino.



La psicomotricità considera la persona nella sua globalità psico-fisica ed il suo obiettivo è quello di aiutarla a raggiungere un’integrazione tra le sue numerose componenti, prevenendo l’instaurarsi di gravi disarmonie, favorendo la ricerca di meccanismi funzionali e agevolando l’apertura alla comunicazione ed al pensiero simbolico.

La psicomotricità relazionale ritiene che il soggetto, attraverso il corpo e le sue funzioni tonico-emozionali, attiva tutti i processi cognitivi, affettivi e relazionali, sviluppando così un percorso di crescita e di sviluppo del sé.
Si basa sull'uso del gioco spontaneo in situazioni di ‘contenimento emotivo’, di organizzazione degli spazi e dei tempi, di osservanza di alcune regole, di scelta e organizzazione dei materiali, di uso del materiale come mediatore nell'evoluzione delle problematiche. Lo psicomotricista si pone come facilitatore, contenitore, mediatore.

Ma come avviene tutto questo? “Semplicemente” attraverso il gioco. Se si guarda una seduta di psicomotricità sembra infatti che i bambini stiano “semplicemente” giocando, in realtà il gioco è l’attività o il “lavoro” più importante per la costruzione dell’identità e per la crescita emotiva e cognitiva di una persona. Il bambino giocando esprime se stesso, ci racconta la sua storia e ci rivela i suoi bisogni, le sue difficoltà, i suoi desideri, la sua volontà, la sua relazione con lo spazio, gli oggetti e le persone.


Come si svolge un incontro di psicomotricità

Un incontro di psicomotricità è fatto da diversi momenti: il rituale iniziale (in cui il bambino viene accolto e ci si prepara al gioco togliendo le scarpe e mettendo i calzini antiscivolo), il gioco senso-motorio, il gioco simbolico, lo spazio per la rappresentazione (che serve a dare parole ai vissuti emozionali del bambino durante i precedenti giochi e che può essere fatto per esempio tramite il disegno o altre manifestazioni artistiche o la lettura di storie scelte ad hoc).

Nello spazio senso-motorio (fatto da morbidi materassoni, cuscini, materiale per i disequilibri e i tuffi, ecc..) il bambino scopre il piacere del movimento, sperimenta sensazioni propriocettive, acquisisce consapevolezza e fiducia in sé attraverso il muoversi, il fermarsi, il salire, lo scendere, il tuffarsi, il rotolarsi, il dondolare, lo spingere, il tirare. Il gioco senso-motorio è il primo che scopre il bambino.

Poi c’è il gioco simbolico, il gioco di “far finta di…”, attuato con materiale strutturato e non (come grandi cubi di gommapiuma con cui costruire case, castelli, fortini, zattere e tutto quello che ci viene in mente), che permette al bambino di riprodurre eventi e situazioni, ma anche di trasformare e dominare la realtà. Attraverso questo gioco il bambino può rappresentare situazioni di vita, o assumere ruoli come fare la mamma o il papà. Grazie a tale attività matura nel bambino la capacità di rappresentare le cose che in quel momento non esistono, proiettando nel gioco desideri, emozioni e bisogni. Questa capacità è molto importante perché gli permette di entrare ed uscire dalla realtà pur mantenendo la propria identità. Il gioco simbolico possiede dei fattori che lo contraddistinguono e sono: la consapevolezza di finzione rispetto al reale, la volontà di realizzare il proprio progetto e l’uso di simboli che rappresentino un significato, ad esempio un bastone di gommapiuma utilizzato come spada, una sedia per la macchina, una palla che diventa bomba, ecc…

Infine c’è il momento “a tavolino” in cui si possono fare giochi in scatola, piuttosto che puzzle e simili. E’ il momento della facilitazione dei processi di astrazione e della presa di distanza dalle emozioni con la rappresentazione grafica o la verbalizzazione dei vissuti. In genere si conclude con il disegno o la lettura di un libro, ma niente è rigidamente prestabilito perché tutto viene costruito intorno a quel bambino in quel momento.

Ci si saluta togliendo gli antiscivolo e mettendo le scarpe e dandosi appuntamento all'incontro successivo.


Gli incontri, che durano 50 minuti, in genere hanno cadenza settimanale, per dar modo al lavoro fatto di sedimentarsi, e anche questo aiuta il bambino ad orientarsi nel tempo (anche chi non conosce i giorni della settimana o le ore, sa per esempio che la psicomotricità viene dopo la piscina).

Con la psicomotricità si lavora anche sul rispetto delle regole, dei tempi, dei turni che la psicomotricista scandisce e si adopera affinché vengano rispettati.

Se ci soffermiamo a pensare od ogni momento dell’incontro è facile capire come non ci sia “tempo perso”, per esempio anche nel rituale iniziale o in quello finale si lavora sulle autonomie del bambino.




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Mariangela Di Vico
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